Competition places

Perché tre città?


Sin dal 2002 uno dei principali obiettivi della Ferenc Liszt International Society è stato il coinvolgimento dell'intera Provincia di Ascoli Piceno e proiettarla  nello scenario internazionale quale sede di grandi eventi. Non a caso il grande compositore inglese Michael Stimpson  ha scelto Ascoli Piceno, città d’arte e di cultura degna di tale evento, per la sua prima esecuzione mondiale dell’opera “Tales from 15 th Floor” presentando l’evento in una prova generale alla Cité de la Musique a Parigi 
[Pietro Colonnella, al tempo Presidente della provincia di Ascoli Piceno]

La F.L.I.S. è pregiato esempio nel promuovere la cultura musicale e il Piceno nel mondo.



GROTTAMMARE



Grottammare può essere madrina di talenti, di ispirazioni, di aspirazioni e veder premiato il duro lavoro di un giovane musicista anche nel difficile contesto del terzo millennio. 
Il Comune nel 2000, in occasione dei 130 anni sul soggiorno a Grottammare del grande musicista Ungherese, ha pubblicato uno stralcio del Suo soggiorno nell' estate del 1868, ciò mi hanno indotto a rendirgli omaggio in segno di gratitudine, realizzando quello che è sempre stato il mio sogno ossia
Il Concorso Pianistico Internazionale "Premio Franz Liszt"
Immagini e testo uniti in maniera mirabili, mi suggeriscono le motivazioni profonde che trasformano la memoria in cultura e desiderio.
La motivazione del premio è proprio quella di consegnare ai giovani talenti musicali l'eredità grande di un testimone eccellente del linguaggio universale inventato dall'uomo ancora insostituibile: la Musica.
 Franz Liszt ( Ferenc ) proveniente da Fabriano, in compagnia dell'amico e padre spirituale, Abate Antonio Solfanelli, in un momento difficile della Sua particolare e straordinaria vita, stanco e affranto in piena crisi mistica giunge a Grottammare, accettando quell'invito del Folfanelli per un riposo fisico e mentale. 
Grande fu la suggestione che esercitò su di lui questo luogo, fonte di pace e di serenità, tanto da informarne la sua Carolyne von Sayn - Wittgenstein. Infatti in una lettera all'amata, descrive il suo soggiorno come amabile, vanta i pregi della popolazione locale, la straordinaria ospitalità offertagli dai Conti Fenili, l'erudizione della nobiltà con la quale instaura rapporti di amicizia, oltre l'apprezzamento per le tante operose attività commerciali locali. 
Durante il soggiorno a Grottammare, Liszt instaura anche rapporti cordiali con la popolazione, si reca sovente nella Cattedrale di San Pio V dove vi è un organo, il Callido , che Egli suona incantando i fedeli con il suo straordinario virtuosismo, durante le cerimonie religiose in particolare quelle mattutine. 

I legami più profondi che dureranno tutta la vita, nascono però con le Famiglie dei Conti Fenili , dei Marchesi Laureati, degli Speranza e dei Comi.

I Conti Fenili , moglie del Conte Fenili è donna Maria Mascioli zia dell'Abate Solfanelli, donna intlligante e sensibile, instaura con Liszt un rapporto intenso, quasi filiale, la nobildonna comprende l'instabilità psicologica del "Genio" e lo accudisce con amorevoli cure e rinverdisce in Lui il desiderio di vivere. Palazzo Fenili, che lo ospita, è immerso nel verde di una folta vegetazione ed è intriso dal profumo dei fiori d'arancio e della marina la cui brezza arriva fino alla camera da letto di Franz dalla quale si intravvede l'arenile e la scogliera. Palazzo Fenili, insieme a Palazzo Nardi de Prada sono le prime imponenti costruzioni sorte nel sottostante Borgo Medievale, la Marina che ancora oggi, nonostante il trascorrere del tempo e della storia, viene così chiamata. 
In questa pace Liszt compone l'Offertorio ( per solo coro maschile ) per la Messa solenne di S.Francesco d'Assisi. 
Il M° Licio Cernetti dopo accurate ricerche ha la certezza che questa composizione sia stata scritta qui a Grottammare. Il M° Cernetti la trascrive per organo e ne fa commovente omaggio all'Associazione

I Marchesi Laureati, famiglia nobile e colta, vantano un musicista, Pietro, "enfant prodige". Pietro inizia giovanissimo a studiare musica e ad undici anni fa già parte dell'Orchestra del Teatro di Ascoli Piceno, come violoncellista al cembalo. Il primo novembre del 1837, tiene, con esito brillantissimo, la sua prima accademia a Parigi, diventando così l'idolo delle più raffinate società musicali e ricercatissimo violoncellista in tutte le corti europee, definito dalla critica "il Paganini" del violoncello. Amico di Beethoven, del tenore Rubini che accompagna spesso nei concerti, è anche amico di Balbo,di Capponi, di Gioberti e di Giusti, occupa per ben venti anni il posto di primo violoncello del Grande Teatro dell'Opera di Londra; Pietro suona con Liszt nello splendido palazzo, residenza dei Marchesi, che ha ospitato re, principi e artisti, dove fu " fatta" l'unità d'Italia.

Gli Speranza, Famiglia di storici e giuristi, anch'essi vantano un musicista, Marco, insigne violinista, che ha tenuto concerti in tutti i più importanti teatri italiani ed Istituzioni musicali; in duo, Marco suona accompagnato al pianoforte da Liszt.

La residenza degli Speranza è posta sulla collina, antica falesia, che sovrasta Grottammare, la cui pineta assume il nome della Famiglia Speranza, da cui si gode un panorama di incomparabile bellezza tanto che nei giorni chiarissimi e tersi si intravedono, tracciate come segni, le coste dalmate. Liszt gode di tutto questo, della marina dove passeggia, leggendo il breviario sotto gli aranceti dove si ferma a meditare. Va ricordato che Liszt vive intensamente di meditazione e di preghiera al di la della sua spasmodica continua intenzione a “farsi prete” desiderio avuto fin dalla giovanissima età, anche se nel 1865 riceve dal Papa Pio IX gli Ordini minori , diventando l 'Abbè Liszt . 

 I Comi, eminenti scienziati e ricercatori nel settore chimico, il cui capostipite Vincenzo è originario di Torano, impiantano a Teramo, a Giulianova e a Grottammare una fabbrica per la produzione del cremore. Compagno di Liszt di passeggiate per il Borgo Medievale di Grottammare e lungo la Marina , è Vincenzo Comi nipote del capostipite. Dopo accurate ricerche storiche a Teramo e Torano si evince che questa amicizia non si è esaurita nell'arco di una vacanza ma è durata oltre.
Vincenzo, giovane intelligente, bello, colto, raffinato, elegante nell'aspetto e nel comportamento, ha saputo allietare le “sei settimane”, organizzando, in onore di Liszt, feste, cenacoli musicali e culturali nei salotti della erudita Nobiltà grottammarese. 
Sebbene vi fosse una notevole differenza di età tra i due amici questa amicizia non ha precluso a Liszt la possibilità di confidare a Vincenzo le sue malinconie le sue riflessioni le sue più intime emozioni.
Vincenzo sapeva ascoltare l'illustre Amico duante le loro lunghe passeggiate.
(Graziella Castelletti, presidente Ferenc Liszt International Society)


SAN BENEDETTO DEL TRONTO





Spesso parlando di San Benedetto del Tronto si pensa al lungomare della città ed ai suoi suggestivi paesaggi. Questo territorio denominato Riviera delle Palme presenta una moltitudine di Hotel con eccellenze nella cucina, nella comodità e nel divertimento. Anche altre tipologie di strutture ricettive di nuova identità, ovvero agriturismi, bed and breakfast, countryhouse, sono pronti ad offrire i servizi piu' variegati, dall'equitazione, alla pesca al lago, al relax, alla cucina tradizionale familiare, e natulamente anche al sole ed alle passeggiate al mare. 

Tutto ciò è possibile in una cittadina che da 150 anni ha nella predisposizione dei suoi abitanti laspiccata caratteristica di accogliere, integrare e vivere in armonia con chi qui viene a rigenerarsi in una vacanza esclusiva. 

La natura è stata particolamente benevola con San Benedetto del Tronto, ove poi l'impegno e la mano dell'uomo hanno saputo valorizzare i beni che questa terra ha donato, offrendo un paesaggio sicuramente perfetto per tutte le stagioni, soprattutto quelle soleggiate e calde perché con i suoi viali del lungomare, la città assume un aspetto prettamente esotico. A San Benedetto del Tronto, vi sono più di 7.000 palme che sembrano abbracciare l’aria, le persone che vi passeggiano, gli uccelli che vi svolazzano. Queste grandi palme sono intervallate da oleandri sui viali profumati da incantevoli fragranze floreali e marine. Anche l’odore del cibo raggiunge i sensi. Questa città è una realtà unica in Europa. 

La Riviera delle Palme vanta tredici varietà di palme, e tra le più importanti c’è il "Mastodonte arboreo" con una circonferenza di 4,74 metri alla base, la palma più grande del mondo. Percorrendo i 5 km del lungomare, uno dei più belli e suggestivi d'Italia, si comprende a pieno perché questo luogo viene scelto come località di villeggiatura. La città oggi conta circa 50.000 abitanti e subito dà la sensazione di una località aperta, dinamica e sicura di se. 

Ha uno dei più importanti porti pescherecci d'Italia, è ricca di impianti sportivi quali tennis, pattinaggio, hockey, calcio ed altro ancora, un porto turistico con circolo nautico, palasport, bocciodromi, piscine, una pista per atletica leggera, una ricettività alberghiera diversificata e da tempo ben collaudata, un moderno palazzo dei congressi. Numerose sono le occasioni di svago sulla costa e tanti possibili itinerari nell'entroterra Piceno. Un viaggio in auto, una uscita in bici o una semplice, romantica passeggiata sul lungomare della " Riviera delle Palme " direttamente dal proprio hotel a San Benedetto del Tronto.

Le audizioni del Concorso, che si terranno dal 2 al 6 dicembre 2013, avranno luogo all'Accademia Risorgimento, sita in via Risorgimento n° 32, un prestigioso edificio con "un salone per conferenze e cerimonie, sale per meeting e riunioni di lavoro ed aule didattiche, che si rivolge a privati, aziende ed enti che cercano un punto di riferimento culturale e professionale da abbinare alla bellezza paesaggistica, alla ricettività ed alla cordialità della Riviera delle Palme".
(Prof. D. Alemanno - Sito web Accademia Risorgimento)






ASCOLI PICENO


«Ascoli Piceno è una tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. André Gide la prediligeva... bella come alcune città della Francia del Sud, non tanto per questo o quel monumento, ma per il suo complesso, la qualità antologica, l'incanto che viene da nulla e da tutto. Bisogna avervi passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che insieme con quella di San Marco a Venezia dà più di un'impressione di sala, cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e per le strade strette, chiamate rue, dove i palazzi non si contano; e che si allargano in piazzette...
Ascoli è città di torri... Si succedono molti stili, il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco... con chiese dalle pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme, senza intonaco... tutto ornato, lavorato, istoriato... e su ogni porta e finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite.»
(Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957)

«Non c'è altro posto in tutta Italia dove sia possibile percepire la piazza come luogo sociale e, nello stesso tempo, architettonico come la Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. Questa è - come si dice - il cuore della città... Se è bella stagione, approfittate dei bar con i tavolini all'aperto per godervi il vento fresco del tramonto, quando la piazza finisce in ombra, ma la luce ancora illumina i palazzetti rinascimentali, con il tipico portico sottostante, anzi li fa risaltare come in pieno giorno non avviene mai. Quando fa freddo, dalle finestre del bar per cogliere l'insieme rettangolare della piazza, la gente che si affretta e una parte dell'orizzonte naturale al di là della collina su cui è stata innalzata Ascoli. Godetevi le piazze di Ascoli, sono l'essenza della città di provincia, ma anche qualcosa di più, sono il nostro substrato ancestrale di convivenza civile, elemento fisico e culturale del paesaggio urbano, spazio e tempo insieme, cardini della relatività generale dell'Italia.»
(Mario Tozzi, Viaggio in Italia - 100+9 emozioni da provare almeno una volta, prima che finisca il mondo)
(fonte Wikipedia)








Teatro Ventidio Basso



La finale del 7 dicembre 2013 avrà luogo presso il Teatro Ventidio Basso.


Il Teatro Ventidio Basso prende il suo nome da una vecchia gloria della Roma repubblicana. Ventidio Basso, di origine ascolana, di famiglia non nobile è fatto prigioniero ancora fanciullo nella guerra sociale che sottomette Ascoli a Roma, dove Ventidio viene portato a Roma insieme alla madre. Il romano di Ascoli per guadagnarsi da vivere fa diversi mestieri tra i quali prende in appalto la raccolta di muli e carriaggi con cui rifornisce tutte le province. Conosce Giulio Cesare con i quale avvia ottimi rapporti commerciali fino a seguirlo nelle Gallie. Si fa inoltre apprezzare per le sue doti militari e politiche cosicché Cesare lo ripaga con incarichi ed onori, facendolo diventare senatore, tribuno della plebe e pretore. Successivamente Marco Antonio lo nomina capo delle province orientali e lui lo ripaga sconfiggendo in tre battaglie i temuti Parti che tentano di entrare in Siria. Il Senato Romano gli concede il trionfo, il massimo onore che si possa dare ad un generale vittorioso ed all'imperatore. Alla morte Roma gli tributa i funerali di Stato ed Ascoli lo consacrerà per sempre come uno dei personaggi storici piu' importanti della nostra città. Come già anticipato, la tradizione del teatro ad Ascoli ha origini millenarie ma è dalla metà del '500 che inizia una vera e propria tradizione teatrale, confermata dall'esistenza di una scena mobile montata all'occorrenza in un salone del palazzo dell'Arengo che divenne successivamente, un vero e proprio teatro stabile in legno intitolato a Ventidio Basso. Il pericolo di incendio spinse successivamente l'Amministrazione a favorire la costruzione di un nuovo teatro in muratura. Ma la difficoltà nel reperire i fondi fa passare molto tempo prima che la Società Teatrale apra una sottoscrizione pubblica per reperire il denaro facendo acquistare i palchi alle famiglie nobili. 
  
Nel 1839 il Teatro Comunale di Legno chiude la sua gloriosa storia con al stagione di carnevale: in scena il Pirata di Vincenzo Bellini e Il Belisario di Gaetano Donizetti, le recite hanno inizio alle ore due di notte in punto. Nello stesso anno il progetto del nuovo teatro fu affidato ad Ireneo Aleandri, ideatore dello Sferisterio di Macerata e del Teatro di Spoleto e viene stabilita anche la sede del teatro nel palazzo di Via del Trivio. La Fabbrica, con struttura muraria in blocchi di travertino anche di riutilizzo appartenuti a precedenti edifici privati e pubblici, è un'opera corale che impegna un nutrito numero di professionisti,artisti ed artigiani. Il 17 aprile del 1846, con l'apertura novembrina alle porte, si effettua, nella sala Comunale, la prima estrazione dei palchi. La grande inaugurazione del Nuovo Teatro dei Signori Condomini viene annunciata da un avviso emanato "dal camerino" il 25 ottobre 1846, con la messa in scena dei de melodrammi seri, L'Ernani di Giuseppe Verdi e I Puritani di Vincenzo Bellini. Nel cast il grande soprano Anna De la Grange, fascinosa e romantica, che seduce la platea. Lo scultore Giorgio Paci la immortala con un bel busto. L'attività artistica comincia, ma il teatro non è ultimato. La facciata e i vani superiori devono aspettare. Solo nel giugno 1851 viene deliberata l'esecuzione della facciataa, sui progetto dell'Aleaandrio e cariante del Gabrielli, approvata dall'Ingegnere comunale Marco Massimi. Realizzata con parametro in travertino rifinito, al piano terra presenta un colonnato centrale con sei colonne ioniche in pietra formanti un pronao, su cui s'aprono tre porte che accedono all'atrio e altre due laterali. Al secondo piano, due finestre archivoltate e lunettate sono in corrispondenza delle due lunette del piano terra; al centro, su un colonnato d'ordine corinzio, tamponato, fanno bella mostra tre luci neoclassiche. Una seconda trabeazione, su cui si leva un timpano triangolare di coronamento, completa l'elegante ma austera costruzione. 
  
Le tre porte centrali del pronao danno sul vestibolo, bipartito da un colonnato e coperto da un soffitto piano a cassettoni in stucco. Lungo le pareti, sei nicchie archivoltate ospitano statue di Giorgio Paci in gesso con anima di ferro, trattato a finto marmo: sono Apollo e Minerva le muse della Tragedia, della Commedia, dell'Armonia e della Danza. L'ampio foyer riccamente decorato del piano superiore, sovrastante l'atrio e il porticato, viene occupato inizialmente da Casino dei Nobili, piu' tardi, nel 1874 dalla gloriosa e benemerita Società Filarmonica. Nel 1872 le pitture della volta sono gravemente danneggiate dal fumo e dalle pesanti infiltrazioni d'acqua. La deputazione teatrale incarica il professor Ferdinando Cicconi di Colli del Tronto di una nuova decorazione. L'artista esegue al centro un rosone sfarzoso dalle ricche forme geometriche, curvilinee, imitanti l'oro intagliato, quindi dei campi cromatici concentrici che hanno il compito di convertire le tinte che con larga massa di luce dominano il fulcro di un colore misto, verde celeste, il quale con la situazione luministica artificiale deve fondersi, alzando e rendendo la volta piu' alta e dinamica. Nella bocca d'opera il Cicconi completa il comparto figurativo del plafond, aggiungendo ai medaglioni di Donizetti, Rossigni e Bellini, quelli di Verdi. Il pittore Cesare Recanatini dipinge l'atro sipario storico raffigurante Piazza del Popolo e sempre nel 1872 in sala vengono posizionate 220 sedie al posto delle scomode panche. 
  
Nel 1907 il Ventidio viene messo a norma per la prevenzione contro gli incendi, le uscite di sicurezza e l'illuminazione elettrica. Nel 1917 una cabina di proiezione posta nel palco centrale del terz'ordine, avvia la stagione del cinema Ventidio. Nel 1932 il Comune acquisisce tutte le quote dei soci condomini, ponendo fine alla gloriosa ma superata istituzione della Società Condominiale. Il Teatro Ventidio Basso diventa comunale. Chiude nel 1979 per un lungo periodo di lavori strutturali e funzionali. Prioritario è il rifacimento del tetto e la ricostruzione della copertura con ordinatura in capriate d'acciaio sopra la zona del palcoscenico e le annesse strutture di servizio. Viene ristrutturato il corpo camerini, inserendovi una scala in cemento armato. Le murature della facciata di Via del Trivio, quelle di spina in corrispondenza delle barcacce e quelle di fondo del palcoscenico vengono consolidate con perforazioni armate. Le opere richiedono lunghissimi anni di lavoro e finalmente il 15 ottobre del 1994 c'è la riapertura e va in scena con un cast di prim'ordine (Giusy Devinu, Giuseppe Sabatini, Roberto Servile, Raffaele Paganini) La Traviata di Verdi, un'opera che la metafora arcaica e mitica del sacrificio. Il brindisi del coro (atto I, scena II) guidato da Alfredo e da Violetta inneggiante ai piaceri della vita, suona augurio ai futuri destini del teatro ascolano. 


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